“Viviamo il tempo presente del presente tra vent’anni: davvero crediamo che si guarderanno ancora i passaporti e le definizioni di identità, o ci riconosceremo per i contenuti e la qualità delle relazioni?”
La Cultura Nuova nasce nel 2019 dalla convergenza di tre tragitti di vita.
La condizione di “stranieri” aveva educato i suoi fondatori a considerare la bellezza nella difficoltà di dover conoscere contesti culturali altri per potercisi muovere dentro.
Il desiderio era quello di condividere in esperienze pratiche quella febbrile dimensione.
Il nome lo presero in prestito dai libri, e fu come copiare di nascosto: da Antonio Gramsci.
Il teatro e le arti performative sono il luogo deputato all’azione dell’associazione. Nel suo repertorio, si distinguono: collaborazioni con teatri e compagnie straniere per l’allestimento di spettacoli su testi di autori contemporanei della drammaturgia mondiale; presentazioni di opere di nuova traduzione; ricerche sull’esperienza dello spettacolo in situazioni alternative, estreme e nuove; ideazione e realizzazione di progetti sociali e artistici in quartieri interculturali.
Siamo un punto di incontro e aggregazione, un rifugio dove ogni socio è invitato non solo ad assistere, ma a diventare parte attiva del cambiamento.
Se credi che la cultura non sia un lusso per pochi, ma la forza motrice per la maturazione civile di tutti, sei nel posto giusto.
Unisciti a noi per trasformare l’intuizione in un nuovo modo di sentire e il tempo libero in crescita concreta.
«Che si debba parlare, per essere esatti, di lotta per una «nuova cultura» e non per una «nuova arte» (in senso
immediato) pare evidente. Forse non si può neanche dire, per essere esatti, che si lotta per un nuovo contenuto dell’arte,
perché questo non può essere pensato astrattamente, separato dalla forma. Lottare per una nuova arte significherebbe
lottare per creare nuovi artisti individuali, ciò che è assurdo, poiché non si possono creare artificiosamente gli artisti. Si
deve parlare di lotta per una nuova cultura, cioè per una nuova vita morale che non può non essere intimamente legata a
una nuova intuizione della vita, fino a che essa diventi un nuovo modo di sentire e di vedere la realtà e quindi mondo
intimamente connaturato con gli «artisti possibili» e con le «opere d’arte possibili».
Che non si possa artificiosamente
creare degli artisti individuali non significa quindi che il nuovo mondo culturale, per cui si lotta, suscitando passioni e
calore di umanità, non susciti necessariamente «nuovi artisti»; non si può, cioè, dire che Tizio e Caio diventeranno artisti, ma si può affermare che dal movimento nasceranno nuovi artisti. Un nuovo gruppo sociale che entra nella vita storica con atteggiamento egemonico, con una sicurezza di sé che prima non aveva, non può non suscitare dal suo intimo personalità che prima non avrebbero trovato una forza sufficiente per esprimersi compiutamente in un certo senso.
Così non si può dire che si formerà una nuova «aura poetica», secondo una frase che è stata di moda qualche anno fa. L’«aura poetica» è solo una metafora per esprimere l’insieme degli artisti già formatisi e rivelatisi o almeno il processo
iniziato e già consolidato di formazione e rivelazione.»
Antonio Gramsci
«Quaderni del carcere»; Quaderno 23 (VI), § (6)